FINALMENTE: Il microcredito presta sei miliardi. Senza banche
Pubblicato il giorno: 31/03/09 sul quotidiano Libero
da Claudio Antonelli
Per le categorie in difficoltà
Per fare credito esistono le banche. Ma per far progredire la società più povera c’è il microcredito. È la possibilità di elargire piccole somme a chi può dare soltanto garanzie personali. Come l’impegno, la passione e la voglia di avere un riscatto. La crisi economica ha spalmato le sofferenze. Ha indebolito la classe media. Ha acuito le difficoltà delle categorie disagiate. Stavolta non nell’Africa sub sahariana o in Bangladesh, ma in Italia. Così l’idea di Muhammad Yunus -creatore del microcredito - sbarca ufficialmente e permanentemente nel Belpaese. Con il Comitato italiano nazionale permanente del microcredito. «Il Parlamento italiano ha deciso di investire molto su questo settore», spiega a Libero l’onorevole dei Cristiano Popolari Mario Baccini, presidente del Comitato, «per dotare la presidenza del Consiglio e la politica di mezzi per trasformare la negatività in positività». L’obiettivo dell’Ente, infatti, non è finanziare i consumi, ma sostenere il lavoro con l’assistenza finanziaria e tecnica. «Non siamo una banca», continua Baccini, «non solo perchè non chiediamo garanzie, ma anche perchè sosteniamo le piccole aziende durante il percorso di crescita. Insegniamo a gestire la contabilità, a pagare le tasse e a fare business plan. Il tutto tramite accordi con Regioni, Comuni ed Enti locali».
L’iter legislativo
Dopo una serie di trasformazioni legislative avviate nel 2004, il Comitato Nazionale è ora al centro delle politiche di sviluppo umano e sociale con il compito di unire la lotta alla povertà all’esclusione finanziaria di cittadini potenzialmente attivi nel mondo del lavoro. Il 2009 rappresenta, dunque, il primo anno di attività per l’Ente del microcredito. Per il prossimo trienne avrà la possibilità di finanziare ben 700 mila progetti creando una leva finanziaria di oltre 6 miliardi di euro.
Le categorie interessate non sono soltanto quelle più disagiate, come gli ex detenuti o persone che necessitano di reinserimento nella società o donne sole senza reddito. Ci sono anche i piccoli imprenditori in crisi e snobbati dagli Istituti di credito. Infine possono accedere al microcredito i cittadini italiani e gli immigrati regolari che dimostrino di avere un progetto con potenzialità commerciali. E si impegnino a perseguirlo. (Le informazioni potranno ottenerle nel Comune di residenza o contattando direttamente il Comitato via internet). Entro poche settimane nascerà inoltre un coordinamento scientifico a cui spetterà la valutazione di ciascun progetto in base a criteri etici tracciati dalla “Carta dei servizi” del Comitato Nazionale. «Agli esperti, provenienti da Fondazioni Bancarie, Università o mondo del lavoro», continua Baccini, «spetterà il compito di fare un’analisi dei progetti e selezionare quelli considerati in grado di generare guadagno». Il Comitato, in seguito, deciderà la cifra da stanziare, la tipologia del prestito, le tempistiche del rimborso. Oppure sceglierà una donazione integrale. L’Ente presieduto da Baccini potrebbe anche scegliere l’intervento indiretto. Ovvero la facoltà di finanziare associazioni no-profit o Enti locali che a quel punto avranno anche un ruolo di intermediari finanziari.
La via italiana al microcredito, come è stata definita dal governo la politica del Comitato, prevede anche formazione professionale e soprattutto un network in grado di coordinare i progetti a livello nazionale, razionalizzare gli interventi e i settori da promuovere. «Si chiama “Borsa della Microfinanza”», conclude Baccini, «e servirà a fornire uno sguardo d’insieme su tutta l’Italia. Vogliamo evitare sprechi e concentrare gli sforzi. Servirà anche per il sostegno all’estero».
Il Comitato infatti come previsto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite darà una mano anche a nazioni straniere. Anche in quest’ambito, però, non ci saranno elargizioni a fondo perduto, ma una serie di accordi bilaterali per sviluppare attività congiunte. Recentemente il Comitato e il governatore di Buenos Aires hanno firmato un memorandum sul turismo. Le vacanze italiane sosterranno i poveri argentini. Le vacanze argentine finanzieranno i poveri italiani.
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